|
È tutto il giorno che piove e
Francesco, per passare il tempo, prende un vecchio giornale, e ritaglia un
pupazzetto di carta. Con i pennarelli disegna gli occhi e la bocca.
L’omino sorride.
Adesso bisognerà anche dargli un nome. Perché non Giac-omino, l’omino di
carta che tu vedi qui sotto?
Soddisfatto, Francesco gioca per un bel po’ con Giac-omino, ma a un certo
punto sente salire dal giardino le voci degli amici.
«Evviva, non piove più!» grida, e si precipita fuori.
Giac-omino rimane abbandonato sul bordo di un libro, e si sente piuttosto
infelice. “Sta’ a vedere”, pensa, “che Francesco si è già stufato di me, e
quando tornerà a casa non si ricorderà nemmeno della mia esistenza. E dire
che avrei potuto fare molte cose per lui. Sono nato da un giornale, ho una
certa cultura: l’avrei aiutato a fare i compiti, di notte gli avrei
temperato le matite, cancellato le macchie sui quaderni, riordinato il
tavolo, preparato la cartella...”
«Ciao! Perché sei triste?»
Chi ha parlato? Giac-omino solleva la testa, si guarda intorno, si
stropiccia gli occhi. Non c’è nessuno.
«Ehi! Dico a te! Mi senti? Posso darti una mano?» insiste la vocina.
«Ti sento, ma non ti vedo. Chi sei? Dove sei?»
«Ecco, quando devo presentarmi, ho sempre qualche problema».
Chi mi guarda è come se non mi vedesse. Peggio, mi fa capire che sono una
nullità».
«Scusa, sai, ma non riesco a seguirti».
«Tutto questo, come puoi capire, mi mortifica, e così di solito me ne sto
per conto mio, e non mi faccio notare. Ma oggi ti ho visto così
malinconico che ho pensato di parlarti, di farti un po’ di compagnia. Te
lo ripeto: c’è qualcosa che posso fare per te?»
«Sei molto gentile e ho una grande voglia di conoscerti. Fatti un po’
vedere una buona volta».
«E va bene», risponde la vocina, «abbassa gli occhi su questa pagina. Io
sono questo qui».
E aggiunge tutto d’un fiato:
«Sì, hai visto bene. Io sono un
punto, e mi chiamo Lino».
Giac-omino resta a bocca aperta. Come si fa a diventare amici di un punto?
Di cosa si parla, con un punto? A che cosa si può giocare, con un punto?
Giac-omino cerca di riprendersi dalla sorpresa e avviare una
conversazione, ma non sa tanto cosa dire.
«Caro Punto Lino... Non posso negarlo... Per un momento sono rimasto di
sasso!... Un fatto così non mi era mai capitato... Nessuno ha mai sentito
la voce di un punto! Non devi
offenderti, anzi! Questo fatto mi sembra strabiliante, e tutti lo
dovrebbero conoscere. Altro che nasconderti. Sei un fenomeno vivente, e
presto arriveranno i giornalisti, la radio e la tv, a intervistarti».
Quando parlava di giornali, Giac-omino si sentiva un po’ a casa sua, e
prendeva un’aria confidenziale:
«Già mi vedo i titoli in prima pagina:
punto lino,
il punto parlante. Sei una
vera celebrità, altro che una nullità». [...]
|