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SOMMARIO |
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In fier a
a Torino con un programma ricco di iniziative
Lingotto Fiere,
Padiglione 3, stand R71: se volete, siamo lì. E ci siamo con l’entusiasmo
di sempre, con un nuovo stand, con le novità fresche
di stampa. È questa la carta di identità che Interlinea presenta ancora
una volta in occasione della Fiera Internazionale del Libro di Torino,
l’imponente kermesse dell’editoria italiana in calendario dall’8 al 12
maggio. Un appuntamento importante, quest’anno il tema scelto è stato
quello della bellezza, con la novità del Paese ospite d’onore, Israele,
al quale saranno dedicati incontri e approfondimenti con gli autori più
rappresentativi. Per noi, come ogni anno, uno spazio per presentare i
nostri libri, ma insieme uno spazio “parlante”, che comunica un’idea di
cultura, intesse relazioni ed esprime punti di vista. Un luogo per
incontrare i nostri lettori, i librai, i bibliotecari, gli autori, per
ascoltare le loro osservazioni e i loro consigli. Oltre allo stand non
mancheranno le presentazioni e gli eventi per proporre le nostre novità
editoriali, tra cui un libro di saggi su Bob Dylan, i Frammenti
lirici di Clemente Rebora in versione commentata, il libro sulla
mafia di Savastano e altri. Per incentivare ancor di più la lettura per
chi acquisterà un nostro libro ce ne sarà un altro in
omaggio. Inoltre un esclusivo sconto del 20% per tutti coloro che si
presenteranno al nostro stand con la newsletter Interlinea in cui è
indicato il buono sconto.
- Giovedì 8 maggio
- Ore 10
- Sala Arancio
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Passioni e libertà. Libri su mafia, prostituzione e spiritualità
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Presentazione dei libri di Massimo Savastano (Il sangue non
sporca i giusti), Maria Adele Garavaglia (Grido silenzioso)
e Paolo Pomati (Macchine. Storie di passioni)
- Gli autori
saranno presentati da Roberto Cicala
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Venerdì 9 maggio
- Ore 13.30
- Bookstock
village
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- Le
sfide del cavalier Mastino
- Letture e
attività sul libro Mastino e Biancaluna di Guido Quarzo
- Con
l’animazione di Pietro Di Legami
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- Lunedì 12 maggio
- Ore 13.30
- Bookstock
village
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- La
sfida delle Rane
- Letture e
attività sul libro La storia della rana ballerina di Quentin
Blake
- Con
l’animazione di Alessandra Alva
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- Lunedì 12 maggio
- Ore 19
- Sala Avorio
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- Il
passo della salita
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Presentazione del libro di Beppe Mariano
- Con
l’autore
intervengono Giorgio Bárberi Squarotti e Valter Boggione
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Le novità di primavera in
libreria
Sono tante
e per tutti i gusti le novità in libreria che Interlinea propone nella
primavera 2008 e tutte hanno come comune denominatore quello della
qualità. Da pochi giorni è uscita una splendida raccolta di saggi
inediti su Bob Dylan Parole nel vento a cura di Alessandro
Carrera, mentre per la poesia è in libreria l’attesissima edizione
commentata dei Frammenti lirici di Clemente Rebora a cura di
Gianni Mussini e Matteo Giancotti.
- Nella
collana “Passio” stanno avendo grande successo il libro che “spiega” la
mafia ai giovani Il sangue non sporca i giusti di Massimo
Savastano con gli interventi dei procuratori antimafia Piero Grasso e
Lucio Di Pietro e un’intervista a monsignor Antonio Riboldi vescovo di
Acerra e il romanzo d’esordio di Paolo Pomati Macchine. Storie di
passioni, con la presentazione di Laura Bosio: nella storica cornice
della processione religiosa delle Macchine si intrecciano le vicende di
personaggi in bilico tra peccato, redenzione e ricerca di sé.
- L’attenzione
per la letteratura della memoria trova due capitoli importanti con la
pubblicazione di Dopo il fiore, libro postumo di Virginia Galante
Garrone dedicato alla scuola di un tempo e al prezioso carteggio
Cagna-Faldella, omaggio ai principali esponenti della Scapigliatura
piemontese, entrambi pubblicati nella collana “Biblioteca del Piemonte
orientale”.
- Anche le storie
dedicate ai piccoli lettori nella collana “Le rane” vedono importanti
novità: Quentin Blake (il celebre illustratore dei capolavori di Roald
Dahl) è l'autore di un nuovo albo La storia della rana ballerina.
In libreria anche due libri di lettura: si tratta di Maso Ciucciamaso
di Anna Lavatelli con illustrazioni di Antongionata Ferrari e di
Mastino e Biancaluna di Guido Quarzo con i disegni di Nella Bosnia.
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Il nuovo premio Pulitzer scrive canzoni come
canta
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Parole nel vento, la nuova raccolta di saggi inediti su Bob Dylan
- Alessandro
Carrera ha selezionato dodici magistrali saggi, tutti inediti in Italia,
attraverso i quali vengono scandite le tappe della straordinaria
carriera di Bob Dylan. Dal primo profilo dylaniano apparso sul “New
Yorker” nel 1964, fino a un saggio su Dylan come maestro dell’arte della
memoria, pubblicato nel 2006; ne emerge un ritratto multiplo ed esteso
nel tempo, la biografia intellettuale a più voci di uno dei più
significativi artisti del nostro tempo.
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Dylan, recentemente premiato con il
premio Pulitzer, sarà in Italia nel mese di giugno per tre concerti a
Bergamo, Aosta e Trento. In Parole nel vento (Interlinea)
Alessandro Carrera ha raccolto e tradotto i migliori saggi di critica
musicale inglese e americana su Dylan: da Ralph J. Gleason uno dei
fondatori di “Rolling Stone” ad Alex Ross, critico musicale del “New
York Times”, fino a Ellen Willis, giornalista moglie di Stanley
Aronowitz che favorì l’incontro tra Dylan e i Beatles, solo per citarne
alcuni. Ne emerge un ritratto multiplo ed esteso nel tempo. Completa il
libro un interessante saggio di Carrera sulla traduzione della canzoni
di Dylan e sulla difficoltà di renderne il significato in Italiano, non
traducendo alcune parole dal particolare potere evocativo.
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L’intervista
che Ugo Bacci dell’“Eco di Bergamo” ha realizzato ad Alessandro Carrera
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«Il ritorno del menestrello: Bob Dylan,
in Italia a giugno per tre concerti, è protagonista del libro curato da
Carrera per Interlinea» (La Stampa)
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«Un autore nel quale tutta la scrittura è
riassunta nella voce; anzi nelle voci, perché Dylan ne ha molte, una per
ogni frase della sua carriera» (Europa)
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«Ecco in Italia gli studi Usa su Bob
Dylan, Carrera ha tradotto e raccolto i migliori saggi di critica
musicale inglese e americana» (Avvenire)
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I Frammenti lirici di Clemente
Rebora in una ponderosa edizione commentata per la collana Lyra
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Per
la prima volta un’opera poetica del Novecento è spiegata con un
commento tanto esteso, tra lingua stile e filologia, nella convinzione
che sia l’«amore della parola» a far parlare il testo in tutte le sue
implicazioni, rendendo conto anche dei passaggi più ardui e svelandone
i più nascosti tesori. I Frammenti lirici di Clemente Rebora
(secondo Contini una delle «personalità importanti dell’espressionismo
europeo»), usciti nel 1913 in pieno clima vociano, sono la grande
avventura di un giovane che vuole misurarsi con il mondo degli
affetti, delle idee, delle parole, dei suoni, e tutto fondere a
tentare una verità percepibile ma non sempre rivelabile. Come scrive
nel primo frammento: «Qui nasce, qui muore il mio canto: / E parrà
forse vano / Accordo solitario; / Ma tu che ascolti, rècalo / Al tuo
bene e al tuo male: / E non ti sarà oscuro». Edizione commentata a
cura di Gianni Mussini e Matteo Giancotti con la collaborazione di
Matteo Munaretto.
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Lyra 30, pp. 864, euro 36, ISBN
978-88-8212-610-0
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La storia della rana ballerina,
nuovo albo targato Quentin Blake

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Quentin
Blake è uno dei più noti illustratori e autori di libri per l’infanzia a
livello mondiale. Ha collaborato con i maggiori scrittori
inglesi per ragazzi, tra i quali non si può non citare Roald Dahl. Nel
2002 ha vinto il premio Andersen per l’illustrazione, il maggiore
riconoscimento internazionale per autori di libri per l’infanzia. In
Inghilterra è ormai considerato un’istituzione.
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Interlinea pubblica La storia della
rana ballerina, un albo illustrato per bambini dai 5 anni in su e
alla Fiera del libro di Torino presenterà il libro con un divertente
laboratorio “La sfida delle rane” dedicato a tutti i bambini (lunedì
12 maggio alle 13.30 presso il Bookstock village della Fiera del libro
di Torino).
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La trama: Geltrude, rimasta sola
dopo la scomparsa del marito, un ufficiale della marina inglese, perde
la speranza e la voglia di vivere: tutto cambia, però, grazie
all’incontro fortuito con George, una rana molto speciale e con una
passione per il ballo. Insieme a lei Geltrude frequenterà i teatri più
importanti d’Europa, arrivando infine perfino negli Stati Uniti... La
storia avventurosa di una grande amicizia.
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Le avventure del cavalier Mastino di Guido Quarzo
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Un’avventura che cattura il piccolo lettore, tra paure e cavalieri.
Il terribile Mastino di Pietralarga corre a perdifiato in sella al
suo cavallo, senza curarsi di orti, vigne, torrenti e sentieri. Ma
dove sta andando? Alla ricerca della paura, come ha promesso a
Biancaluna, la donna di cui si è innamorato. Ma il problema è che
Mastino non ha proprio paura di niente, o almeno così sembra,
finché, tra eremiti senza memoria e frati volanti, turchi e
maialini, uomini neri e santi, non arriva al convento di Bellovento…
- Il libro di
Guido Quarzo Mastino e Biancaluna sarà presentato alla
Fiera del libro di Torino con un laboratorio e le animazioni
di Pietro Di Legami (venerdì 9 maggio, ore 13.30, al
bookstock village).
-
Un brano
del libro: Un veloce cavaliere, forse per coraggio, forse per
pazzia o forse per amore che è un po' l'una e l'altra cosa,
attraversava la campagna. Era diretto al convento di Bellovento. Ci
andava di fretta e non si fermva mai, e quando aveva fame passava
attraverso un'aia come vento di tempesta e afferrava al volo una
gallina imprudente e poi sempre di gran carriera senza scendere da
cavallo né rallentare l'andatura se la mangiava cruda penne zampe e
ossa che crocchiavano fra i denti oh come è terribile a dirsi tutto
ciò (ora, lettore, puoi tirare il fiato).
Solo i maiali salvava, salutandoli come fratelli, uniche creature a
cui regalasse un sorriso (un mezzo sorriso).
Oh ma più terribile ancora è pronunciare il nome del veloce
cavaliere. Perché egli era Mastino di Pietralarga, l'uomo più
cattivo mai comparso sulla bella faccia della terra.
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«La fiaba leggenda messa in pagina da
Quarzo è mossa e gustosa, composta da mille figuri di antiche
memorie e retta da un personaggio tanto determinato, saldo, caparbio
e irruento da esser quasi romantico»
(Andersen)
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Intervista ad Anna Lavatelli
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La scrittrice, già premio
Andersen, pubblica Maso Ciucciamaso per i primi lettori
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- Anna
Lavatelli è una delle più note scrittrici per l’infanzia. Ha vinto
molti premi, tra i quali quello del Battello a Vapore nel 1993 e il
premio Andersen-Baia delle Favole nel 2005 come migliore autrice
italiana con Bimbambel (Interlinea). Da pochissimi giorni è uscito il
suo nuovo libro Maso Ciucciamaso, una bella storia dedicata ai
primi lettori.
-
-
Come
è diventata scrittrice?
- Direi
per caso. Un’amica mi ha segnalato un concorso per opere inedite di
letteratura giovanile. Io avevo un manoscritto, l’ho mandato e ho
vinto il primo premio, che era la pubblicazione. Forse senza quella
casualità, adesso continuerei a scrivere per me stessa, per soddisfare
un piacere e basta.
- Prima
di diventare scrittrice lei ha lavorato come insegnante: che
importanza ha avuto nel suo percorso letterario il contatto con i
ragazzi e con il mondo della scuola?
-
Insegnare
è stato un modo per comprendere quanto sia difficile trasmettere le
passioni, insieme alle nozioni che si insegnano. E anche per
constatare quanto la routine possa soffocare le passioni che sono
dentro di te. Io amavo soprattutto la letteratura, o dovrei dire
meglio la lettura, e il mio modo di uscir fuori dalla gabbia dei
programmi è stato quello di fare a meno dei libri di testo e di
lavorare con la narrativa (non scolastica, ovviamente). Combattere la
pigrizia mentale che il libro di testo in qualche modo incoraggia, mi
ha permesso di esplorare la letteratura giovanile insieme ai miei
alunni e di motivarmi più fortemente al lavoro. Ma la scuola non è una
palestra per lo scrittore. La vita dei bambini va ben oltre le mura
della scuola ed è quella la parte narrativamente più interessante.
- Come
nasce e si sviluppa l’idea per un suo libro?
-
L’idea
arriva da sola, e di solito è un fatto o una situazione che mi
incuriosisce, anzi, che provoca la mia attenzione. Intuisco che lì c’è
una storia da raccontare, ma non so ancora quale. Lascio che l’idea
stia a sonnecchiare da qualche parte, a volte per poco tempo, a volte
più a lungo, finché – come per magia – il puzzle si compone dentro la
testa ed io posso cominciare a stendere una trama.
- Quando
e dove scrive?
-
Purtroppo
quando capita, perché la vita di uno scrittore – anche se non
sembrerebbe – è molto movimentata. Tra incontri, lavoro d’ufficio (c’è
anche una parte burocratica da espletare) e altri impegni
professionali, il tempo per scrivere viene letteralmente conquistato
al resto. Da giugno a novembre, comunque, lavoro ai progetti più
impegnativi, essendo un periodo relativamente più tranquillo. Scrivo
al computer, nel mio studio. Solo da quest’anno ho imparato a scrivere
anche in viaggio, con il portatile.
- Tra
i libri che ha scritto quali sono quelli che ritiene più significativi
e perché?
-
‘Bimbambel’,
perché tocca un tema senza tempo, ovvero il piacere di ascoltare
storie dalla voce dei propri genitori. E se queste storie riescono a
trasformare in avventure meravigliose una realtà normalissima, se
riescono per esempio a far diventare ‘straordinario’ il proprio papà,
ecco che la magia è completa.
- Nella
sua carriera si è cimentata con diversi generi letterari: ce n’è uno
che sente particolarmente vicino e perché?
-
A
me sembra di avere due passioni prevalenti. Da una parte, il racconto
fantastico che ha come ingrediente centrale l’ironia (Faccia di
maiale, Tito stordito, Chi ha incendiato la biblioteca, ecc.),
dall’altra i racconti d’avventura (Il tesoro del deserto, L’enigma
della torre, Operazione brioche).Trovo in questi generi una fertilità
di invenzione e di scrittura, li sento congeniali al mio carattere,
alle risorse della mia creatività.
- Ci
sono delle tematiche che sente particolarmente in questo momento e su
cui le piacerebbe scrivere?
- Mi interessa
il tema della morte. Una storia uscirà a breve (La nonna in cielo), ma
ho già in mente un’altra idea, che non è ancora matura. Se la
scriverò, sarà una storia che umanizza la morte, che la rende parte
integrante della vita. Forse addirittura una storia divertente, se ci
riesco.

- Quali
sono gli autori per ragazzi che le piacciono maggiormente? Perché?
-
Anna
Vivarelli e Guido Quarzo. Della prima apprezzo soprattutto la profonda
conoscenza dell’animo dei ragazzi e la capacità di entrare nelle
vicende con punti di vista insoliti, sorprendenti, ma sempre
umanamente veri. Del secondo ammiro la creatività sempre in
controtendenza e una altissima qualità di scrittura.
-
Di recente è stata
ospite d’onore alla fiera del libro di Lima: che cosa le ha lasciato
questa esperienza?
- La speranza
che l’editoria sudamericana, che si sta muovendo in forte
accelerazione verso la promozione della letteratura giovanile, possa
fare meglio di noi, che sappia agire là dove noi abbiamo fallito e
cioè dentro il mondo della scuola. In Italia, infatti,
- la cultura
del libro fatica ad entrare dalla porta di servizio proprio nei luoghi
in cui dovrebbe entrare dalla porta principale. Vedere gli operatori
culturali del Perù che puntano sulla promozione della lettura libera,
sull’ habitus del lettore, coinvolgendo scuole e famiglie, è stata una
riprova di quanto tempo prezioso continuiamo a perdere qui da noi. La
lettura, oggi, è uno dei pochi antidoti a buon mercato contro la
generazione di uomini-cloni. Il baluardo dell’individualità del
pensiero.
- Parliamo
di Maso Ciucciamaso?
-
Maso
è un bambino tondo e paffuto e passa il suo tempo a ciucciare dal
Grande Biberon che gli prepara la mamma. Un giorno però Maso inciampa
e cade, e grosso e rotondo com’è comincia a rotolare e non si ferma
più finché… Un libro divertente sul cibo e sui problemi
dell’alimentazione per primi lettori senza alcuna retorica né
moralismi.
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Con “Amico libro” le biblioteche scolastiche incontrano i libri di
Interlinea
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Grazie
ad “Amico libro” ogni scuola italiana nei mesi scorsi ha potuto
spendere in libri per la propria biblioteca almeno 1.000 euro,
destinati a questo scopo dal Ministero della Pubblica Istruzione, per
un ammontare complessivo di 10milioni di euro: un’occasione unica per
arricchire le biblioteche scolastiche in Italia, avvicinando i giovani
al piacere della lettura.
Interlinea ha aderito al Progetto proponendo diversi percorsi tematici
di lettura, ma anche laboratori didattici e incontri con autori e
illustratori. Grazie anche a promozioni particolarmente agevolate per
incentivare la lettura (con sconti fino al 40%) oltre cento scuole di
tutta Italia hanno scelto di acquistare le nostre “Rane”. Il progetto
“Amico libro” proseguirà anche per il prossimo anno scolastico con
nuove ed interessanti iniziative.
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Virginia Galante Garrone e la scuola che non c’è più (in tram)
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In
viaggio su un tram storico per le vie di Torino ospiti della
trasmissione Farenheith di Rai Radio Tre per parlare del libro
Dopo il fiore di Virginia Galante Garrone. L'attore Matteo
Brancaleoni leggerà alcuni estratti del libro, un giornalista
converserà con il curatore, il professor Giovanni Tesio, e con
l’editore Roberto Cicala del libro postumo della nota insegnante che
operò tra Torino e Vercelli (la partenza del tram storico, su cui
sarà possibile salire, è sabato 10 maggio, alle ore 16,30, da via
Bertola 10 a Torino. Il percorso durerà un’ora).
- Dopo il
fiore
raccoglie i ricordi di
scuola
della Galante Garrone: le scuole frequentate come alunna, le scuole
frequentate come docente, qualche cenno di metodo, qualche
idiosincrasia o mania confessa. Con stile semplice e toccante, lieve e
allo stesso tempo raffinato, la professoressa, collega di Carlo
Dionisotti a Torino, rievoca il primo appello, la prima classe, il
primo precetto impartito agli alunni («Guardare intorno a sé, imparare
a
vedere;
e poi
farlo vedere agli altri»),
ironizza sui suoi primi colleghi (o sulle sue colleghe) di ferro, ma
confessa soprattutto la prima emozione dell’“entrare” in un’aula.
-
La
collana di cui fa parte questo volume, “Biblioteca del Piemonte
Orientale”, raccoglie opere, spesso inedite o rare, di scrittori di
prim’ordine o da riscoprire del Piemonte orientale, componendo
un’identità letteraria e culturale di un’area di frontiera
storicamente importante e in fase di rivalutazione grazie alla
presenza e all’attività dell’Università del Piemonte Orientale “Amedeo
Avogadro”.
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Caro
Cagna… Caro Faldella…
Interlinea pubblica il
secolare carteggio tra i due scapigliati piemontesi
Il
carteggio tra i due principali esponenti della scapigliatura Piemontese
il “maestro” Giovanni Faldella e il “discepolo” Achille Giovanni Cagna
viene pubblicato da Interlinea nella collana “Biblioteca del Piemonte
orientale”. L’edizione del semisecolare carteggio (1876-1927) intercorso
tra i due scrittori documenta l’importanza di un rapporto di amicizia
sempre vivo che non solo chiarisce molte vicende storico-politiche e
culturali del periodo, ma entra nel merito delle scelte letterarie e del
laboratorio della scrittura dei due, sostenitori dello sperimentalismo
espressivo contro l’esigenza di normalizzazione della lingua letteraria
operata da autori come Manzoni e De Amicis. Un prezioso documento tra
letteratura e politica ma anche il racconto di una grande amicizia.
Trecentosessantanove sono le lettere presentate, distribuite tra gli
anni 1876 e 1927. Il ponderoso carteggio è stato curato da Monica
Schettino.
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La
mafia spiegata ai giovani
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Intervista a Massimo
Savastano, autore di Il sangue non sporca i giusti
- Perché
ha scritto un libro su un tema come mafia e legalità?
- Non era mia
intenzione aggiungere un manuale al già vasto spazio letterario su
mafia e legalità, bensì offrire uno strumento di riflessione che
innescasse il dibattito e non smorzarlo, incoraggiando a proseguire
quel puzzle in cui ogni cittadino, prima o poi, deve riuscire a
inserire il proprio tassello. Una riflessione che è stata suscitata in
me anzitutto dalle domande con cui degli studenti dell’Istituto “Maria
Pia” di Taranto mi hanno incalzato: “Come facciamo a parlare di
legalità, a costruire legalità, a credere nella legalità, se non c’è
futuro per i giovani, se non ci sono soldi e un lavoro in regola
almeno per la maggioranza delle nostre famiglie?”.
-
Come nasce il
paragone tra mafia e legalità ed un mosaico?
- Ho definito
mafia e legalità chiaroscuro di un mosaico, che è possibile ricomporre
se riconosceremo che la cosa ci riguarda. Infatti mi è sembrato questo
il modo migliore per chiamare in causa il senso di responsabilità di
ogni cittadino nell’impegno comune di sconfiggere la mafia. Guardi,
per me la legalità non è, come potrebbe sembrare di primo acchito,
un’opera d’arte che lo Stato ci può offrire in modo già
preconfezionato. La legalità è un mosaico, che ognuno deve contribuire
a ricomporre apportando il proprio tassello. Come amava ripetere
Giovanni Falcone, la mafia la sconfigge uniti. Questo perché quando
esistono degli organismi collettivi, quando la lotta non è concentrata
o simboleggiata da una sola persona, allora la mafia ci pensa due
volte prima di uccidere. Allora non è lecito a nessuno non apportare
il proprio tassello sul mosaico della società civile con la scusa che
magari si andrà a incastonare vicino a quello di un mafioso, lasciando
che siano solo pochi a farsi carico del problema, al più promuovendoli
al grado di eroi antimafia.
-
Non
pensa che la legalità sia comunque una scelta politica?
-
È
una scelta politica ma non partitica. La legalità non è cieca
ideologia ma una ideale universale. Questa è la via da percorrere
tracciata da Paolo Borsellino allorquando affermava: la lotta alla
mafia deve essere non soltanto un’opera di repressione affidata a
magistrati e a forze dell’ordine ma un movimento culturale e morale
che coinvolga tutti.
- Lei
ha avuto il privilegio di confrontarsi con un testimone diretto della
lotta antimafia: il Vescovo Antonio Riboldi. Quale idea si è fatto
sulla proposta di dissociarsi avanzata dai camorristi, nella prima
metà degli anni Novanta?
-
Voglio
richiamare a proposito le ineccepibili riflessioni del Procuratore
Nazionale Antimafia Lucio Di Pietro che mi hanno costretto ad andare
oltre il capitolo della dissociazione mafiosa raccontatomi dal Vescovo
Antonio Riboldi, per trovare una sintesi più rispettosa della
prospettiva investigativa di chi deve combattere ogni giorno la
criminalità organizzata. Però mi è sembrato doveroso un accenno a
questo capitolo drammatico della vita di Riboldi, dando un’altra
versione rispetto a Saviano su quella richiesta che era stata rivolta
a Riboldi da una buona fetta della camorra. Ma non ho voluto
assolutamente ribattere a Saviano. Anzi, l’ho ringraziato per avermi
dato l’occasione di raccontare quella che considero una delle pagine
più alte e appassionate della storia italiana di questi ultimi
decenni. Non accetto però che si possa anche solo ingenerare il dubbio
che Riboldi abbia agito ingenuamente lasciandosi manipolare. Quale
dissociazione, dunque? La posizione di Monsignor Riboldi era in grado
di fornire una bussola per risanare la società civile del napoletano,
ferita dal fenomeno camorrista, ma solo dopo si fosse sconfitta la
camorra. Prima di allora non si sarebbero potuti abbattere i paletti
che il Procuratore Lucio Di Pietro ha inequivocabilmente posto nel
discutere sulla dissociazione dalla criminalità organizzata. Nella
vicenda degli anni ’90 è stato l’intermezzo tra questi due tempi a
registrare un vuoto da parte dell’intervento del potere politico, cui
competeva assumere una posizione esplicita – cosa ben diversa dallo
scendere a compromessi con i camorristi – su una legge eccezionale
dettata da quelle considerazioni contingenti ad esso riservate, sempre
nell’eventualità che si fossero consegnati coloro che si volevano
dissociare, favorendo in modo fattivo la liquidazione della camorra.
Solo così la società civile si sarebbe fatta carico della proprio
responsabilità nell’aver permesso che molte persone, costrette da
necessità economiche, venissero reclutare nell’organigramma della
camorra.
- Cosa
consiglia a un giovane del sud che non ha lavoro?
-
Di
non schierarsi mai dalla parte della mafia. La mafia non dà lavoro. La
mafia è una borghesia parassitaria che sfrutta il lavoro degli altri.
Il libro è a sessantacinque anni dalla liquidazione del ghetto di
Cracovia. Mi lasci dire, allora, che la mafia è un moderno
totalitarismo economico che crea un forte deficit di libertà e
democrazia. La mafia non è un ufficio di collocamento che può dare
lavoro ai giovani, perché il lavoro è tale solo contribuisce a
realizzare integralmente la persona. Invece, la mafia è la diseconomia
degli schiavi che va contrastata con un’economia di diritto.
- Non
pensa che un giovane disoccupato abbia il diritto di ribatterle che
sia meglio avere comunque i soldi per arrivare alla fine del mese?
-
Ha
non solo il diritto di ribattermi così ma anche il dovere di chiedere
allo Stato di non lasciarlo in questa condizione. Anch’io voglio
ribattere a questa obiezione con la descrizione che Martin Kundera dà
della foto di una danza in cerchio, dichiarando: credo di capirli: non
sono uniti come un gruppo di soldati, dalla marcia, ma come dei
fanciulli, dalla danza. Da un lato la polizia nell’unità falsa
(imposta e comandata) dei ranghi, dall’altro i giovani nell’unità vera
(sincera e naturale) del cerchio. Una democrazia matura non può che
reclamare giovani che possano danzare liberamente, anziché
imprigionati nei ranghi dell’illegalità. Altrimenti, per usare
un’immagine di Luis Sepulveda, ci circonderemo di vecchi che muoiono
in piena gioventù piuttosto che di nonni che sono solo mascherati da
bambini. E per questi cittadini liberi non devono più esistere epiteti
come il professore antimafia, altrimenti continueremo a vivere nella
logica della marcia costretta dalla subdola dittatura della mafia. Per
danzare dobbiamo sentirci tutti cittadini antimafia.
- Cosa
si aspetta da questo libro?
-
Nutro
la speranza che dopo aver letto queste pagine, qualcuno dica
tranquillamente che sono idee stupide. L’importante è pervenire a una
soluzione reale dell’emergenza economica nazionale in cui ci hanno
gettato le mafie. Del resto so bene che un insegnante non ha eventi da
consegnare alla storia. La sua vita confluisce in altre vite. Ecco
perchè non mi stancherò mai di ripetere che non voglio sentirmi
orgoglioso delle pagine che ho scritto. Spero di sentirmi orgoglioso
di chi le leggerà!
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Storie di passioni tra amori, peccato e ricerca di riscatto
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Intervista a Paolo
Pomati, autore di Macchine
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Leggendo il libro la
prima cosa che mi ha colpito sono i contrasti: da una parte la cornice
storico-religiosa della processione delle macchine, dall’altra le
tormentate vicende dei protagonisti che riportano a storie attuali.
Come nasce questo accostamento?
- I contrasti
sono in realtà le due facce della stessa medaglia e, spesso,
s’intrecciano e si scambiano. Le esperienze vissute dai personaggi che
s’incontrano mentre le macchine sfilano sono riflesse, in un gioco di
specchi, nelle vicende dei racconti ambientati nei giorni nostri. Così
i messaggi che le macchine e la processione recano in sé diventano
simboli e condizioni universali e atemporali.
- I
personaggi vivono vicende personali difficili, c’è chi è in cerca di
riscatto, chi di un proprio ruolo nella società. Tuttavia il libro
lascia aperti molti interrogativi sulle loro sorti e sulle loro
decisioni. In qualche modo questo non voler affrontare le cose si
rispecchia nella società attuale?
-
No,
non sono improvvisamente diventato vile, né ho ammiccato ai tormenti e
alle superficialità del mondo contemporaneo. Piuttosto, ciò che ho
voluto sottolineare è la piena libertà che viene lasciata ai
personaggi di revisionare o meno le proprie vite, quando le forti
domande di senso sono state finalmente formulare, percepite e
comprese. Tante domande, poche risposte e libertà di scelta a seconda
delle proprie corde.
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La
processione delle macchine avviene ancora oggi a Vercelli, tuttavia i
successivi racconti spaziano in vari Paesi d’Europa. Per quei
protagonisti vivere in una piccola città di provincia potrebbe
rappresentare un limite ulteriore?
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La
piccola città di provincia sta stretta anche ai protagonisti
settecenteschi. Non a caso il conte Alciati, pur radicatissimo nel suo
contesto, ogni tanto va a casa del suo amico Marcel a respirare l’aria
parigina in cui si stanno diffondendo le idee dell’Illuminismo. La
piccola città è così: un nido in cui rifugiarsi, uno scrigno di tesori
e di tradizioni da amare e in cui riconoscersi, ma anche un un
terminale da cui muoversi frequentemente, per non rimanere
intrappolati nelle chiusure che gli spazi limitati e i ristretti
ambiti sociali riescono a determinare.
- Il
libro sta avendo un gradimento particolare tra i giovani. Si aspettava
un riscontro da parte di questo tipo di lettori?
-
Ne
sono davvero felice! Da sempre sento il mondo giovanile come una
vocazione, come un oggetto privilegiato delle mie attenzioni: quando
insegnavo, nelle assegnazioni, nell’amministrazione universitaria. Non
so dire perché il libro piaccia. Forse perché è scorrevole da leggere.
Forse perché i giovani trovano enunciati molti problemi con cui si
confrontano ogni giorno, dubbi e paure in cui si sentono smarrire.
Notano che il libro dà qualche indicazione su come superare questi
problemi, ma spetta a loro la scelta finale. È, insomma, un libro che
analizza, focalizza, consiglia e non soffoca.
- C’è
un capitolo nel quale è riportata una conversazione in chat. Come
commena questa forma di comunicazione che si sta sempre più
diffondendo?
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La
chat riportata non è un divertimento letterario, né una strizzata
d’occhio alla moda del momento. È il tentativo, invece, di individuare
i rischi che la chat porta con sé. Quando due persone chattano,
complice l’anonimato, si sentono liberi di dire tutto ciò che passa
loro per la testa, di confidare l’inconfessabile. Ma si aprono
veramente? Le battute che seccamente si rincorrono paiono di plastica,
del tutto artificiali. È proprio ciò che avviene nel libro: i due
interlocutori si dicono una serie di banalità (dove vanno, chi
incontrano per la strada, che cosa hanno fatto in un giorno di
vacanza); poi finiscono per toccare qualche nervo scoperto e,
esattamente in quel momento, magari per una banale caduta della linea
telematica, il flusso della chat s’interrompe. Ognuno rimane nella sua
solitudine e con i suoi problemi non risolti. Meglio parlarsi di
persona, no?
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