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Matite e fantasia per dare colore
alle rane
Fare libri per ragazzi vuol dire certamente scegliere bravi autori, buoni
testi, belle storie. spesso però la fortuna di un libro destinato al
pubblico dei giovanissimi è anche legata a un elemento peculiare di questo
tipo di editoria: le illustrazioni. Infatti nei libri per i lettori in
erba testo e disegno formano un insieme indistinguibile e quindi la scelta
delle immagini è molto importante.
Anche “Le rane”, la nuova collana di Interlinea dedicata ai lettori più
giovani, sarà impreziosita dalle opere di alcuni tra i migliori e
promettenti illustratori italiani. Ecco il profilo di alcuni di loro,
pionieri di una nuova avventura del piccolo vascello di carta di
Interlinea.
Antonio Ferrara
Napoletano di
Portici, è nato nel 1957 e si è diplomato all’Istituto d’Arte Salazar del
capoluogo campano. Lavora da anni con gli enti pubblici piemontesi e
novaresi in progetti didattici e di promozione della lettura e dell’arte.
Sue opere sono state selezionate più volte per la mostra degli
illustratori del libro per ragazzi di Bologna. Ha esposto in tutta Italia
anche con una personale dedicata a Pinocchio. Sue sono le illustrazioni di
La capra Caterina di Roberto Piumini nel catalogo delle “Rane” di
Interlinea.
Antongionata Ferrari
È nato a Brescia nel
1960 e si è diplomato presso l’Istituto Europeo di Design di Milano. Per
molti anni ha lavorato come animatore e scenografo. Dal 1996 si è dedicato
all’illustrazione di libri per ragazzi, lavorando per le maggiori case
editrici italiane. Tra le sue ultime opere le illustrazioni dei due volumi
delle Fiabe classiche (Mondadori), Le Ombre Cinesi (Piemme) e Le mille e
una notte (Fabbri). Per Interlinea ha illustrato Il caso del sorriso
scomparso di Anna Lavatelli.
Mauro Maulini
È nato a
Pettenasco, sul lago d’Orta di Rodari, nel 1927. Ha studiato a Milano
all’Accademia Cimabue e a Brera. Pittore, grafico, incisore e scenografo,
ha esposto in Italia e all’estero con circa cento mostre personali e si è
avvicinato alla letteratura per ragazzi attraverso il teatro, lavorando
come progettista di scene e costumi e come scultore di marionette per la
compagnia di Gianni e Cosetta Colla. Notevoli le sue realizzazioni su
testi di Buzzati e Rodari. Di quest’ultimo ha illustrato per Interlinea Il
ragioniere-pesce del Cusio.
Andrea Astuto
È nato a Bergamo nel 1962. Si è
diplomato alla Scuola del fumetto di Milano nel 1986. Dal 1989 ha lavorato
per la casa editrice Larus di Bergamo, dove si è occupato della
progettazione di libri gioco, albi da colorare, illustrazioni didattiche e
scolastiche. Nel 1994 ha aperto uno studio a Novara, collaborando con vari
editori tra cui Juvenilia, Edizioni Junior, D’Adamo e De Agostini. Per
Interlinea ha illustrato le Storie da mangiare di Guido Quarzo e Anna
Vivarelli.
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Mentre
si affacciano in libreria i primi cinque titoli della nuova collana “Le
rane”, sono già in preparazione altre sette uscite che andranno a
costituire il primo gruppo di una serie ispirata al Natale. Sarà ancora la
penna sapiente, ironica e dolcissima di Gianni Rodari a dare lustro a
questo nuovo lotto di uscite, in formato più piccolo: le splendide
filastrocche di Il mago di Natale (con le illustrazioni di Bruno Munari) e
la favola struggente di Un giocattolo per Natale (con i disegni di Mauro
Maulini) saranno – grazie alla disponibilità di Orietta Fatucci della
Einaudi Ragazzi – i primi due titoli, in uscita nel prossimo novembre. E
accanto a Rodari, un altro grande, Hans Christian Andersen, con una storia
natalizia che vede come protagonista un albero, L’abete (illustrato da
Antonio Ferrara).
Gli altri quattro volumetti sono invece opera di autori dei nostri giorni.
Maria Adele Garavaglia (Il colore del bambino, disegni di Antonio Ferrara)
lega l’atmosfera del Natale ad uno dei problemi più vivi nella società
multietnica: l’intolleranza razziale. Anna Lavatelli riscopre e
reinterpreta le antiche storie della Natività (I racconti dei re magi,
disegni di Adriana Pulvirenti). Benito Mazzi narra la storia di un ragazzo
con un vuoto nel cuore, durante un Natale vissuto in una vallata alpina
(Il sogno di Gibo, illustrazioni di Marcella Pulina).
Un’idea in più nel vasto panorama della letteratura per ragazzi, un’idea
che ha il profumo buono e il colore caldo della festa.
“Le rane piccole” di Natale saranno in libreria dall’autunno 2001.
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Caterina cammina
cammina
tra i muri grigi di Omegna.
Nel fresco vapore mattino
cigola in gola ai galli
la parte nuova dell’eternità.
Il sole è ancora dietro il Mottarone.
L’Uomo, lassù, lo tira da Laveno
con corde di luce abbagliante
su Stresa e Alpino.
Caterina cerca la capra
di cantone in cantone.
In fretta
da scuri portoni
escono rare persone.
Caterina chiede la capra
nessuno l’ha vista passare
né sentita belare
nemmeno sognata.
Dietro viene la strega
in un cilicio d’aria mattutina
sputa per terra
nega
suda e prega.
Caterina tenta le strade
volta angoli duri le appare
alto grande grigio puntato
come una forte arma contro il cielo
un campanile.
Guarda stordita
si conta sulle dita
quante volte sta in quella
la torre di Massiola.
Ecco che spunta il sole.
Respira Caterina
e pensa:
«Se salgo su, vedrò la capra persa».
Gira attorno
cerca la parte
trova la porta
la trova aperta
va dentro con coraggio
e con paura
dentro è cupo e scuro.
Va per la scala stretta
su scalini di pietra
e qualche foglia secca
prudente si affretta.
Dietro sale la strega
contenta di quel buio,
contro il muro si frega,
ficca la mano dentro un buco scuro
sorride e fa scongiuro
improvviso rintocca
martello di campane.
È morto qualcuno stamattina
acerbo ancora il sole.
Agosto agosto agosto
vita mia, sposa mattutina,
non ti conosco
non ti riconosco.
Lassù c’è quello che picchia campane
con un martello di rame:
il prete campanaro Bescapè.
Caterina si ferma atterrita
a metà torre
e trema. La strega
più sotto canticchia:
quando a qualcuno passa la vita
c’è chi picchia e chi canta,
c’è chi si sfoga col triste martello
chi invece bisbiglia
un ritornello di pace [...]
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Il
cuoco che lavorava nel ristorante del porto aveva deciso di cucinare una
frittata. Si trattava però di una frittata particolare perché era molto
tardi, tutti i clienti se ne erano già andati via e quella frittata, il
cuoco voleva mangiarsela lui.
Per tutta la sera, come tutte le sere, il cuoco aveva visto dalla
finestrella della porta di cucina la gente che mangiava di gusto le
pietanze che lui aveva cucinato, e adesso gli era venuta una grande fame.
Cercò quindi una padella piuttosto larga, per fare una frittata molto
grande.
“Vediamo un po’”, pensava il cuoco, “quanto sarà grande la mia fame
misurata in centimetri... cinquanta? Sessanta? Settantacinque?... Mah!”
Per essere sicuro di non sbagliare, prese la padella più grande di tutte,
una padella così larga che quasi quasi non si riusciva nemmeno a reggerla
con le mani, e che infatti nessuno usava mai.
«La fame è tanta, la padella è grande, dovrò usare molte uova» disse, fra
sé il cuoco.
E incominciò a rompere le uova dentro una terrina.
Quando la terrina fu piena, il cuoco sbatté ben bene le uova, ma gli
sembrò che non ce ne fossero abbastanza per una padella così larga.
Prese una terrina più grande, ci travasò le uova sbattute e aggiunse altre
uova, ma continuava ad aver l’impressione che fossero poche, sicché andò
avanti un pezzo a rompere uova, sbatterle e cambiare terrina, finché non
si ritrovò a lavorare con un recipiente così grande e così pieno di uova
sbattute che non riusciva a sollevarlo.
«Forse ho esagerato», pensò il cuoco, ma senza preoccuparsi molto perché
era abituato a cucinare per centinaia di persone e non si sarebbe certo
impressionato per una frittata un poco più grande del normale. Comunque
guardò con tenerezza l’uovo che ancora teneva in mano.
«A questo ci rinuncio» ,disse, e lo posò delicatamente sul bancone: era
l’ultimo uovo rimasto in tutta la cucina.
Siccome però col crescere delle uova cresceva anche la sua fame, pensò di
aggiungere un pizzico di formaggio alla sua frittata.
Tutto allegro incominciò a grattugiare il parmigiano.
Grattugia grattugia, non gli sembrava mai abbastanza, ma il cuoco era
anche molto contento di tutto questo grattugiare: lavorava allegramente,
cantando a voce alta e muovendo perfino qualche passo di danza, così che
molto formaggio grattugiato, anziché cadere nella ciotola, si spandeva
intorno e volava qua e là.
A un certo punto il cuoco alzò gli occhi e disse: «Toh! Nevica...»
E invece era tutto formaggio grattugiato che lui aveva sparso per la
cucina.
Continua la lettura
in Storie da mangiare di Guido Quarzo e Anna Vivarelli, disegni di Andrea
Astuto (pp. 48, lire 15 000). |